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Cuffie: Aperte (Open back) VS Chiuse (Closed back)

Lo strumento giusto per ogni fase della produzione, dal mixing al mastering.


Le cuffie sono, all’interno di ogni studio di produzione musicale che si rispetti, uno degli ascolti fondamentali.

Non solo si rivelano di vitale importanza per verificare che un mix funzioni adeguatamente o che un master rispetti i parametri da noi impostati, ma svolgono anche una funzione di vitale importanza in ogni fase della produzione.

Esistono infatti diverse tipologie di cuffie.

Sicuramente, navigando nei negozi online di strumenti musicali, ti sarà capitato di notare la dicitura “Open Back” o “Closed Back” vicino al nome di un paio di cuffie.

Questa dicitura indica la struttura (e quindi la destinazione d’uso) delle cuffie stesse.

Le cuffie Open Back, o aperte, sono strumenti leggeri che garantiscono un comfort adeguato anche durante lunghe sessioni di produzione, al contrario, le cuffie Closed Back hanno, solitamente, una pressione sonora maggiore e un peso maggiore, inoltre la loro struttura appositamente pensata per non far uscire il suono all’esterno, le rende poco pratiche durante lunghe sessioni in studio.

Ovviamente ognuna delle due tipologie di cuffie ha un ruolo ben definito e si dimostrano entrambe estremamente utili all’interno dello studio.

Cuffie Aperte (Open Back)


Le cuffie aperte (come le AKG K-812) si possono riconoscere immediatamente dal padiglione esterno, di solito, presenta dei fori o un’apertura di qualche genere.

Questo spazio che collega l’altoparlante all’esterno fa in modo che il suono non venga trattenuto all’interno del padiglione (fra lo speaker e l’orecchio dell’ascoltatore), cosa che si rivela estremamente utile contro l’affaticamento dell’udito.

Di contro, il padiglione aperto non garantisce un buon isolamento da rumori esterni (anche se oggi molte cuffie dispongono di sistemi integrati di cancellazione del rumore di fondo).

Questa particolare struttura permette alle cuffie di ottenere un alto livello di qualità sonora, che si tradurrà con una maggiore estensione in frequenza, e una profondità del suono decisamente più ampia rispetto alle Closed Back.

L’immagine stereo si potrebbe paragonare a quella dei monitor da studio (ovviamente con i limiti fisici imposti dal tipo di ascolto),

I suoni saranno perfettamente distinguibili e sarà possibile muoverli sul panorama stereo con estrema precisione.

Le cuffie aperte si prestano perfettamente all’ambiente dello studio di mixing, dove il produttore non è disturbato da rumori esterni e, l’audio che esce dal padiglione, non infastidisce le persone intorno all’ascoltatore.

Queste caratteristiche le rendono inadatte ad ambienti rumorosi.

Le Open Back, proprio a causa delle caratteristiche che le rendono uniche, non sono assolutamente indicate per le registrazioni di voci o strumenti.

Il suono che esce dal padiglione potrebbe essere ripreso dal microfono inficiando l’intera registrazione e rendendola inutilizzabile.

Cuffie Chiuse (Closed Back)


Le cuffie chiuse, come ad esempio le famose Audio-Technica ATH-M50 X, sono facilmente reperibili in studi di registrazione o studi di mastering e post produzione audio.

La loro struttura prevede un padiglione chiuso, completamente isolato dal mondo esterno, che garantisce al produttore un ascolto pulito e non disturbato da elementi esterni.

Inoltre, il suono non sarà udibile dall’esterno una volta che le cuffie saranno state indossate, caratteristica che le rende perfette per le registrazioni di vocali e più in generale di strumenti.

Le Closed Back sono la tipologia più utilizzata, sia dai fruitori di musica(che spesso si trovano in situazioni dove necessitano di isolamento, ad esempio in treno, per strada, ecc.) sia dai produttori che hanno bisogno di isolamento e concentrazione per poter lavorare alle proprie tracce.

Tuttavia, cuffie di questo tipo non sono adatte a lunghe sessioni di produzione, poiché l’isolamento acustico caratteristico delle Closed Back rischia di affaticare in fretta l’udito dell’ascoltatore rendendo difficile la distinzione dei suoni e inficiando fortemente la capacità di ascolto.

In uno studio di produzione e post produzione sono spesso utilizzate nelle fasi finali delle sessioni: verifica del mastering, della pressione sonora, della compattezza dell’immagine stereo, ecc.

In medio stat virtus


La via di mezzo, di solito, è una buona soluzione.

Nel nostro caso la via di mezzo è rappresentata dalle cuffie Semi Aperte (o Semi Chiuse).

Questa tipologia di cuffia unisce i vantaggi caratteristici delle Open Back e delle Closed Back.

Il padiglione esterno presenta delle aperture decisamente più piccole di quelle che troviamo nelle normali cuffie aperte, questo garantisce un isolamento medio all’ascoltatore, il quale potrà godere di un suono ampio, profondo e discretamente definito senza eccessivi disturbi dall’esterno.

Le Semi Aperte sono cuffie utilizzabili in lunghe sessioni senza affaticare troppo l’udito.

Il loro bilanciamento tonale (decisamente flat) non le rende delle buone cuffie “consumer”, tuttavia darà al un produttore un’ottima idea riguardo al bilanciamento del mix e la spazialità di un determinato brano.

Fra le più famose cuffie Semi Aperte troviamo le beyerdynamic DT-880 Pro.

Conclusione


in ogni studio di registrazione/produzione dovrebbe essere presente almeno una cuffia per ogni tipologia.

Ascolti diversi ti daranno la possibilità di avere una maggiore visione del prodotto che stai lavorando.

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Valuta attentamente il tipo di prodotto che intendi lavorare all’interno del tuo studio prima di acquistare qualunque tipo di materiale.

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