Sintetizzatore

Che Cos’è e come funziona un Synth


Il sintetizzatore è uno strumento musicale che dà al musicista, o produttore, la possibilità di generare segnali audio.

Si tratta di uno strumento potente tramite il quale è possibile progettare e successivamente costruire suoni partendo da zero.

Con le giuste competenze, grazie all’uso di un sintetizzatore, si possono riprodurre suoni esistenti oppure generare suoni totalmente nuovi, pratica spesso utilizzata nella musica sperimentale.

Nel precedente articolo abbiamo parlato di Sintesi Sonora, ovvero delle tecniche che permettono ad un sintetizzatore di svolgere il suo compito.

Come abbiamo visto esistono moltissimi tipi di sintetizzatore, ognuno con il proprio compito, ci sono sintetizzatori pensati per le parti ritmiche, sintetizzatori vocali, sintetizzatori tradizionali, virtuali e molti altri.

Nella maggior parte dei casi un sintetizzatore si presenta come un Controller MIDI a Tastiera, quindi con la parte superiore dedicata al pannello di controllo, ovvero dove potrai trovare gli oscillatori i filtri e tutto ciò che ti servirà per modellare il suono; e la parte inferiore occupata invece da una tastiera del tutto simile a quella di un pianoforte.

Tuttavia, oggi, il sintetizzatore ha il compito di ricoprire le esigenze di molti produttori e musicisti che operano con tecniche e attrezzature diverse, per questo esistono infinite tipologie di sintetizzatore.

I Desktop Synth, ad esempio, dispongono solo del modulo di controllo, non hanno alcun tipo di tastiera o controllo dedicato al musicista.

Questo perché vengono pensati per la produzione, quindi per essere utilizzati appoggiandosi ad un controller MIDI o a un sequencer.

Il sintetizzatore fece il suo debutto a metà del ‘900, per divenire poi famoso come strumento grazie alla disco music che ne faceva ampio utilizzo verso la fine degli anni’70.

Nel tempo, grazie all’avvento delle nuove tecnologie si è evoluto per rimanere uno strumento attuale anche nel mondo digitale, e lo ha fatto con grande successo!

Le infinite possibilità offerte da un sintetizzatore lo rendono oggi lo strumento centrale e portante di qualsiasi produzione che esca da un computer.

Grazie alle diverse tecniche di Sintesi Sonora che si sono sviluppate nel tempo, si sono aperte le porte alla sperimentazione e alla creazione di suoni sempre più complessi.

Tecniche come la Sintesi Sottrattiva hanno contribuito alla creazione di alcuni dei suoni più caratteristici e caratterizzanti della musica disco e successivamente della dance.

Come esempio assoluto basti pensare al Minimoog di Robert Moog.

Robert Moog, padre del Sintetizzatore
Robert Moog, padre del Sintetizzatore

Ma la sperimentazione sui processi di sintesi sonora, e di conseguenza sul sintetizzatore, era in continuo sviluppo.

Agli inizi degli anni ’80 fu John Chowning, grazie ai suoi esperimenti presso la Stanford University, che introdusse la modulazione di frequenza.

Questa tecnica prevede la possibilità di modulare in banda la frequenza fondamentale di un di un segnale, tramite un altro segnale.

Nel 1982 la Yamaha adottò questo sistema di sintesi per sviluppare (insieme a Chowning) il primo sintetizzatore basato su sintesi FM (Frequency Modulation), ovvero il sintetizzatore Yamaha DX7.

Questo Synth fu solo il primo di una lunga serie sulla quale Yamaha impose una sorta di marchio di fabbrica.

Questo tipo di sintesi ci permette di approfondire anche il concetto di LFO (Low Frequency Oscillator).

Si tratta di un oscillatore a bassa frequenza, presente su molti synth, che funge da modulatore di effetti.

Si può usare per generare l’effetto di un vibrato, un tremolo, e effetti di tipo Wobble nella musica EDM moderna.

Anche la sintesi vocale ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della musica elettronica, basti pensare ai Daft Punk e ancora prima i Depeche Mode o i Kraftwerk, e la lista potrebbe davvero essere lunga.

La possibilità di trasformare un cantato in qualcosa di robotico ha dato sfogo alla sperimentazione più assurda, l’aggiunta di saturatori, compressori e altri processori di segnale dava vita a suoni mai sentiti in precedenza.

Negli anni ’80 si è davvero attraversata una fase di evoluzione musicale che difficilmente capiterà di nuovo.

Il sintetizzatore era nato in un contesto storico perfetto, poteva essere utilizzato nel mondo della musica, ma anche nel mondo del cinema, inoltre, aveva un’importante valenza nel campo di studi dei segnali audio.

Un mattone fondamentale per comprendere la musica come l’ascoltiamo oggi.

Gran parte dei sintetizzatori che utilizziamo oggi si avvalgono della sintesi additiva, un tempo complessa e di difficile utilizzo a causa della grande necessità di calcolo richiesto, questa tecnica di sintesi si basa sulla teoria della scomposizione di Fourier secondo cui ogni suono complesso è scomponibile in singole onde sinusoidali semplici con determinata ampiezza e frequenza.

Su questa base, si può dedurre che, sommando (da qui il nome della tecnica) diverse sinusoidi con caratteristiche differenti si possono ottenere suoni complessi.

Grazie allo sviluppo e alla sperimentazione si sono creati suoni sempre più complessi, nel tempo, l’evoluzione non si è fermata, e le nuove tecnologie digitali hanno preso velocemente il sopravvento.

Nuove macchine potenti, in grado di effettuare grandi quantità di calcoli in poco tempo, presero velocemente il sopravvento, e trasformarono il sintetizzatore in uno strumento virtuale.

Il Sintetizzatore oggi


Nel 1996, Steinberg, crea il formato VST (Virtual Studio Technology) per il suo software Cubase.

La veloce diffusione di questo formato fece in modo che gli sviluppatori di tutto il mondo potessero produrre dei propri plugins VST, fu proprio questa la principale causa che portò al successo questo formato di “virtual instrument”.

Così facendo, la Steinberg, impose un formato che ancora oggi è uno dei più utilizzati.

Fu proprio questo piccolo passo dell’evoluzione musicale che rese il sintetizzatore uno strumento digitale, virtuale e soprattutto, alla portata di tutti.

Il mercato di oggi è saturo di plugins che emulano sintetizzatori analogici dei tempi d’oro, oppure, che propongono nuove possibilità di sintesi.

Alcuni dei più famosi sintetizzatori sono:

Grazie alla loro potenza di sintesi rimangono fra i sintetizzatori più utilizzati di oggi.

Grazie a questi infatti, i giovani produttori di oggi (definiti da cameretta), possono utilizzare strumenti potenti, che hanno richiesto anni di evoluzione e studio, e il tutto in spazi ristretti (le proprie stanze in casa, appunto, definiti Home Studio) con computer economici e relativamente accessibili.

Conclusione


Il sintetizzatore ormai fa parte della vita di tutti i giorni di qualunque produttore musicale o suond designer.

Applicato alla musica, al cinema, installazioni sonore, questo strumento si è dimostrato versatile nel tempo e ha resistito, adattandosi alla perfezione, al passaggio dall’analogico al digitale che storicamente determinò la morte tecnologica di molte apparecchiature allora di uso quotidiano.

Sicuramente, questo potente strumento ha ancora qualche asso nella manica da mostrarci, non ci resta che attendere.

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